Come si leggono i dati del covid? Chiediamolo ad una esperta.

In questi giorni continuiamo a sentire dal media una oscillazione dei contagiati in Italia. Abbassamento dei contagi, picco di contagi, record di tamponi…

Ma come si leggono questi dati? Come facciamo a capire a cosa dobbiamo fare attenzione?

Abbiamo contattato la fisica Francesca Colaiori e le abbiamo chiesto tutte queste domande, per avere un quadro più preciso di cosa accade nel nostro paese e se dobbiamo preoccuparci dei numeri di questi giorni.

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  • Prima cosa che ti chiedo, se puoi dirci tecnicamente e poi in parole povere chi sei e di cosa ti occupi

Sono Francesca Colaiori, sono una fisica di formazione e mi occupo di scienza dei sistemi complessi, una scienza interdisciplinare relativamente nuova che usa metodi presi in prestito dalla fisica per studiare sistemi tradizionalmente oggetto di discipline diverse.
Per dare un esempio: sappiamo che a zero gradi l’acqua diventa ghiaccio e a cento diventa vapore, ma non possiamo spiegarlo solo con le proprietà della molecola dell’acqua. Allo stesso modo conoscere perfettamente come funziona un neurone non basta a spiegare perché pensiamo o sognamo. Questi sono esempi di fenomeni emergenti. Per capire il funzionamento di un sistema complesso smontarlo e guardarci dentro non basta.
In particolare io mi occupo di capire come le caratteristiche topologiche di queste reti influenzano i processi dinamici. Questo è rilevante nelle dinamiche epidemiche dove si cerca di controllare la diffusione proprio andando a modificare la rete dei contatti tramite le misure di distanziamento.

  • Parliamo di Covid. I dati che arrivano ogni giorno oscillano e si parla di aumento o diminuzione dei casi, ma che cosa vogliono dire in realtà questi numeri?

Il dato dei positivi giornalieri è un dato che da solo non ha molto senso per varie ragioni. E’ più significativo guardarne il trend che il valore assoluto perché è quello che determina cosa succederà in futuro.
E un dato dipende dal giorno della settimana, perché in giorni diversi varia la capacità dei laboratori di processare i tamponi. Quando il lunedì sentite dire “calo dei contagi” è perché i laboratori lavorano meno nel week end. Ha più senso casomai guardare le medie su sette giorni.
Inoltre, il dato dei positivi giornalieri ci dice quanti positivi abbiamo trovato un dato giorno. Naturalmente non troviamo mai tutti gli individui infetti ma solo una loro frazione che dipende fortemente da quanto e come li cerchiamo, cioè dal numero di test effettuati (meno test si fanno meno casi si trovano) e dalle strategie di testing (con quale criterio decidiamo chi sottoporre a tampone). Nella prima fase dell’epidemia i tamponi venivano effettuati solo sui malati sintomatici o addirittura solo sui sintomatici gravi, quindi vedevamo una frazione piccola dei casi reali. In questo momento si cerca invece di seguire una strategia di contact tracing e di screening per intercettare, almeno in parte, anche i casi asintomatici e presintomatici (attualmente solo un terzo circa dei casi provengono da sospetto diagnostico, cioè da pazienti già sintomatici). Quindi stiamo vedendo una frazione maggiore dei casi reali. Più il contact tracing diventa inefficace più piccola è la frazione di casi che riusciamo a rilevare.

  • Quindi come si devono realmente leggere i dati giornalieri?

Non si devono leggere 🙂

  • Cos’è questo rt con 0 che dobbiamo tenere sotto controllo?

Il numero di riproduzione di base R_0 misura la capacità di un agente patogeno (il virus per capirci) di diffondersi ad inizio epidemia (lo zero sta per tempo zero). Precisamente indica quanti individui, in media, possono essere contagiati da un singolo individuo infetto durante tutto il periodo in cui è contagioso, ed è calcolato assumendo una popolazione completamente suscettibile (nessun individuo è ancora immune: né per contatto col virus nè perché vaccinato).
Nel corso dell’epidemia la capacità del virus di diffondersi può cambiare perchè una parte della popolazione diventa immune o per via di misure sanitarie che riducono il numero di occasioni di contagio. Quindi si definisce il numero di riproduzione effettiva R(t) al tempo t.
Se ognuni individuo infetto ne infetta in media un altro (o meno) il numero di casi resta costante (o diminuisce). Se invece ne infetta in media più di uno questo numero cresce esponenzialmente. E’ importante quindi portare e mantenere R(t) sotto la soglia critica R(t)=1 per scongiurare una crescita esponenziale dei casi. La cosiddetta immunità di gregge, da cui siamo però lontanissimi, corrisponde proprio ad avere una quantità di immuni così grande da far scendere il valore di R(t) sotto la soglia critica. Il superamento, anche piccolo, del valore di soglia provoca un cambiamento qualitativo nel processo di diffusione.

  • Quale è il dato reale che dobbiamo tenere sotto controllo?

Oltre al valore di R(t) che per quanto detto sopra ci dice se e quanto rapidamente l’epidemia si sta diffondendo, il dato secondo me al momento più significativo è il rate di positività, cioè la frazione di casi testati (non di tamponi) che hanno esito positivo. Questo dato ci dice quanto la strategia di contact tracing sta funzionando. Se la percentuale di tamponi con esito positivo è troppo alta vuol dire che stiamo facendo pochi tamponi e che ci sono tanti casi che non riusciamo ad intercettare. Il rate di positività sta aumentando lentamente da inizio Agosto, ma l’aumento oltre una soglia (diciamo del 2%-3%, al momento ampiamente superata in molte regioni) indica una variazione qualitativa della situazione da un regime controllato ad uno di contagio diffuso dal quale è difficile tornare indietro.

Un’altro dato importante è l’età mediana dei contagiati che fino a fine Aprile era tra i 60 e i 70 anni, è scesa fino a 30 in estate per poi risalire (la settimana scorsa era 42). Dato che sia l’incidenza di casi gravi che la letalità dipendono molto dall’età questo dato è fondamentale, a parità di casi attivi, per valutare il livello di stress atteso del sistema sanitario nazionale.

  • Mascherina fuori casa nel Lazio e in altre regioni, è giusto o no?

Portare la mascherina è senz’altro una misura utile: vedere che tutti indossano la mascherina cambia la nostra percezione del rischio aiutandoci a tenere alta l’attenzione e può ridurre i contagi in situazioni di alto affollamento. Ma è una misura che da sola non basta se poi ci sono i mezzi pubblici pieni all’80% e ristoranti in cui si mangia, necessariamente senza mascherina, al chiuso. L’impressione è che sia una misura a costo zero che scarica sulla responsabilità individuale anche mancanze istituzionali, come non aver investito di più nel potenziare il trasporto pubblico. Il rischio è di penalizzare chi sta all’aperto e creare dubbi su quali siano le situazioni veramente rischiose che sono quelle affollate e al chiuso.

  • Quali sono, oltre a quello che sappiamo (mani, distanziamento, misurazione febbre…) le cose da fare in questo momento?

Non sono un medico, ma direi che evitare di stare a lungo in luoghi chiusi, soprattutto se senza mascherina e avere sempre un sufficente ricambio d’aria. Questo vale anche per cene e visite in casa con amici e parenti (spesso la nostra percezione del pericolo sembra legata al grado di confidenza che abbiamo con le persone ma non c’è nessun motivo perché un amico debba essere potenzialmente meno a rischio di uno sconosciuto).
Altra cosa da fare e scaricare ed usare la app immuni, non ci costa niente ed è stata costruita con estrema attenzione alla privacy. Io ho molto a cuore la privacy e l’ho scaricata il primo
 giorno.

  • È veramente possibile che il nostro paese sia così virtuoso rispetto al resto?

L’Italia è stato il primo paese in Europa a dover gestire l’epidemia che in nord Italia ha avuto un impatto durissimo. Probabilmente l’aver vissuto da vicino questo dramma ci rende ora più cauti rispetto ad altri paesi. Ma, anche qui, i comportamenti individuali sono fondamentali ma sono solo una parte della storia. In Italia il lungo lockdown ha permesso, più che in altri paesi, di abbattere la circolazione del virus. I paesi nei quali durante l’estate la circolazione del virus è rimasta relativamente alta hanno avuto poi una ripresa molto più rapida. Questo è quello che è successo ad esempio in Spagna ed in Francia.

  • Cosa potrebbe succedere in questa ennesima fase? C’è il rischio di un nuovo lockdown?

Il virus non può oramai più essere eradicato e diventerà endemico. Il tentativo ovviamente è quello di mantenerne sotto controllo la circolazione in attesa del vaccino in modo che le conseguenze sui malati più gravi restino gestibili dal servizio sanitario. Non credo che ci sarà un nuovo lockdown nazionale, ma direi che ci saranno sicuramente misure di altro genere, inclusi lockdown localizzati (anche molto localizzati) dove la gestione dei focolai dovesse sfuggire di mano.

  • L’apertura delle scuole ha inciso su questi dati di oggi?

Non ancora. I casi nelle scuole si stanno verificando, come del resto era prevedibile, ma sono ancora numeri abbastanza piccoli. Per ora ci sono stati dell’ordine di un migliaio di casi in tutta Italia. Certo è che, nonostante le scuole stiano facendo un ottimo lavoro, la situazione in cui si trovano studenti e docenti a scuola, ossia di passare tante ore tutti i giorni in un ambiente chiuso con tante persone, senza mascherina, è proprio quella che andrebbe evitata. Inoltre in questa fascia d’età è difficile contenere il contagio con una sorveglianza basata solo sul sospetto disgnostico essendo i bambini in larga parte asintomatici. L’effetto dell’apertura delle scuole potremo valutarlo tra un paio di settimane dopo l’eventuale trasmissione all’interno dei nuclei familiari e quindi il passaggio del contagio ad una fascia di età dove purtroppo i casi diventeranno sintomatici. I test rapidi, sebbene non siano altrettanto affidabili del tampone come strumenti diagnostici individuali, se usati su grande scala, potranno forse aiutare a gestire meglio la situazione.

By |2020-10-06T09:11:33+02:006 Ottobre, 2020|Blog, l'esperto|0 Commenti

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