Storie maschie corrette al latte
Libri2018-11-14T16:02:21+00:00

BAR PAPÁ 

Storie maschie corrette al latte

C’è un posto strano, ai bordi della città. Un posto che apre solo dopo una certa ora, di notte, quando tutto dorme e non si sentono più le urla e i pianti. Un posto abitato da creature mitologiche che si aggirano distratte e stanche tra il bancone e i tavoli. A guardarlo bene sembra l’ingresso di una cantina, ma non fatevi ingannare dalle apparenze. Aperta la porta, ci si accorge subito di stare in un posto diverso da tutti gli altri.

Dentro, ci sono solo papà. Generazioni di padri che parlano, bevono, ridono e guardano l’orologio, tutti pronti a tornare a casa come novelli cenerentoli prima dello scoccare della poppata di mezzanotte. C’è chi lavora tutto il giorno e vede i figli quando già dormono. C’è chi ha lasciato tutto e fa il casalingo. C’è il papà single, quello divorziato, quello che prima faceva il prete e quello che gira il mondo con sua figlia di quattro anni. C’è chi non è il vero papà ma è come se lo fosse, e chi il papà lo fa insieme a un altro papà. Padri che vengono visti come quelli che non devono avere paura e che devono proteggere la famiglia, quando invece sarebbero anche fragilità ed emozioni, ma troppo spesso non se ne danno la possibilità. Benvenuti al Bar Papà.

NIENTE PANICO!

Come sopravvivere alla paternità

Ok, lei è incinta. E ora? Niente panico!

Ecco qui una guida rapida e piena di consigli, sotto forma di diario pre e post-parto, scritta da un neopadre che non sa esattamente come funziona, ma naviga a vista, cercando di non affogare.

“Diventare padre è un percorso molto più lungo della gestazione femminile, e molte volte non si arriva a capire di esserlo prima dei diciotto anni del proprio figlio. La gravidanza di un padre si può dividere in tre fasi. Il primo trimestre c’è lo studio matto e disperatissimo: lettura di tutti i libri sulla puericultura disponibili sul mercato, con focus su ogni tipo di argomento, dalla depressione post partum alle famigerate cure omeopatiche per il futuro del pargolo. Il secondo trimestre è dedicato alla cura verso la mamma, che si sta trasformando in una pianta tutt’una col divano. Ogni riferimento alla donna che vi ha accompagnato fino a quel momento sparisce in un buco spaziotemporale, senza apparente possibilità di ritorno.

Il terzo e ultimo trimestre è impegnato nell’organizzazione dell’evento: la casa viene stravolta, le cose del papà non strettamente necessarie, cioè tutte, devono far posto a quelle del nuovo ospite. Si comprano mobili, si buttano mobili, si spostano mobili. Poi lui, o nel mio caso lei, arriva, e tutto cambia. Apre gli occhi e te li pianta addosso. Fine dei giochi! Grazie per aver partecipato, papà. Da quel momento sei fregato. Ma niente panico, ce la possiamo fare. Spero”.