Per me, papà sordomuto, il lockdown non è ancora finito – Di Papà Riccardo

Avevo 6 anni quando ho smesso di sentire i suoni.

Una malattia degenerativa mi ha lentamente privato delle voci degli altri e anche della mia.

Ma questo non mi ha fermato, sono sempre stato un bambino determinato e mi sono messo a studiare i segni, a leggere le labbra, a trasformare quei movimenti in voci nella mia testa.

E quando ho incontrato Giulia tutto il mio mondo si è completato, quando mettevo la mano sul suo cuore era come tornare a sentire il mondo; eravamo sempre insieme, abbiamo creato un nostro linguaggio alternativo, con parole sconosciute e nomignoli per ogni cosa, praticamente come fanno tutte le coppie, solo che noi lo facevamo con i gesti e con le labbra.

Poi è nato Gianluca.

E’ stata la benedizione di una vita scomposta, quello che mancava per equilibrare il mio universo.

Certo, non sentivo i suoi pianti o i suoi versetti, ma quando rideva mi si apriva il cuore e come un arcobaleno dopo la pioggia, avevo dentro di me un’esplosione di colori; il mondo sembrava diverso, vivo, a portata di tutti, alla mia portata.

Poi è arrivato il covid.

Stare in casa non era il problema, amo vivere la mia famiglia tutto il giorno, ma il problema per me sono state le mascherine: ho perso contatto con il mondo, di nuovo mi sono trovato a 6 anni quando tutto era silenzio e distanza. Nei supermercati, in giro, per strada, niente era più come prima.

Ho avuto una crisi molto forte, non riuscivo a rialzarmi mi faceva male svegliarmi la mattina.

Per alcuni può sembrare una esagerazione, ma non per chi vive costantemente questo dramma.

Non me la prendo con le mascherine, sono fondamentali, sono una delle poche armi che abbiamo a disposizione in questo momento contro qualcosa di molto più grande di noi, che si manifesta come qualcosa di molto più piccolo di noi. Credo nella scienza, credo nella medicina e voglio credere in noi, nella nostra coscienza sociale che ci salverà.

Ci sono le mascherine trasparenti, lo so, ma la usano solo poche persone in determinati casi e per chi come me non può leggere il labbiale è un’ulteriore allontanamento dal mondo.

Per fortuna ho Gianluca.

Con lui non serve parlare, con lui ci capiamo con gli sguardi, tutto il resto non conta.

Mi aggrappo a lui per uscire da questo lungo lockdown, per capire che niente è perduto e per sperare veramente di uscirne migliori.

Mettete la mascherina, state a distanza, lavatevi le mani.

Fatelo per voi.

Fatelo per chi amate.

Fatelo anche un pò per me, perchè così ci sbrighiamo a mandare a casa questo virus e possiamo di nuovo vivere senza limiti.

By |2020-10-05T12:44:03+02:005 Ottobre, 2020|Blog, storie di papà|0 Commenti

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