Il cammino di Santiago con mia figlia – Di Papà travel experience

Ma sei sicuro di voler portare tua figlia di 4 anni sul Cammino di Santiago?
Mi è stata rivolta spesso questa domanda, e mi sono accorto che tutte le persone che me la facevano non
erano mai state lì. Parlavano senza conoscere. Non lo si fa con cattiveria ma è una cosa che capita spesso, e
non solo in ambito di viaggi.
Tutto si può fare: basta essere coscienti. Anche del fatto che in realtà, pronti a tutto non lo saremo mai. E
chi aspetta di esserlo per uscire di casa, rischia di passare il proprio tempo alla finestra osservando le vite
degli altri.
Io ho cominciato il mio Cammino Francese dal suo inizio, a Saint Jean Pied-De-Port. E l’ho fatto da solo. È
stato vivendolo che ho capito quanto quel viaggio stesse diventando importante per me, e che sarebbe
stato straordinario (e fattibile) poter arrivare a Santiago con mia figlia. Ho incontrato diverse famiglie con i
propri bambini al seguito. Una coppia di australiani che aveva con sé i due figli di 3 e 4 anni, piuttosto che
una coppia di tedeschi che di bambini ne aveva addirittura 3: lui spingeva un carrellino in cui c’erano un
bimbo di 2 ed uno di 3 anni, e lei portava in fasce una bambina di 6 mesi. Ritrovarsi negli ostelli nelle calde
e luminose serate di giugno e vedere bambini di tutto il mondo giocare insieme in quei giardini accoglienti,
mentre i genitori si godevano una birra lavando i vestiti, è un’esperienza che mi rimarrà sempre nel cuore.
Così ho deciso che l’avrei fatto anch’io, e a pochi giorni da Santiago ho interrotto il mio cammino per avere
la possibilità di completare gli ultimi 115 km spingendo un passeggino.


Per ottenere la Compostela è sufficiente percorrere almeno 100 km: così chi ha poco tempo o non è
sufficientemente allenato per sostenere un viaggio così lungo, vola direttamente su Santiago; con un paio
di pullman va a Sarria ed inizia da lì il suo Cammino. Io ho deciso di dividere quest’ultima distanza da
coprire in cinque tappe che andavano dai 20 ai 30 km al giorno. Sapevo che ovviamente avrei trovato delle
difficoltà: ma chi si è mai messo in viaggio con dei bambini senza considerare che avrebbe sicuramente
affrontato qualche imprevisto? E poi conoscevo lo spirito Cammino e delle persone che lo vivono. Così ero
sicuro che se avessi avuto bisogno di qualcosa, avrei avuto al mio fianco qualcuno pronto a darmi una
mano. E che se invece non fosse stato così, sarebbe significato che quell’ostacolo avremmo dovuto
superarlo da soli, affinché ci potesse insegnare qualcosa di nuovo.


Qualche mese dopo quindi, mi sono ritrovato di nuovo in Galizia. E ad Aprile 2019 sono partito da Sarria alla
volta di Santiago de Compostela. La logistica è piuttosto semplice. Anziché passare le notti in dormitori
comuni come facevo nei tratti in cui ero da solo ho preferito prenotare stanze private solo per me e lei; e in
questo c’è da dire che i prezzi delle strutture presenti sul Cammino aiutano molto, non avendo mai speso
più di 30 € a notte. Un minimo di allenamento è fondamentale, più che altro per evitare di avere magari
una tendinite dopo due giorni. Però non è necessario essere supereroi. E poi ci sono così tante strutture da
poter tranquillamente permettere di spalmare questo tratto di Cammino anche in sei o sette tappe, così da
accorciarle e renderle più semplici. Scegliendo di dormire in stanze private non è stato nemmeno
necessario portare i sacchi a pelo, cosa che ha notevolmente ridotto il peso ed il volume dello zaino. Ad
ogni modo -sempre per evitare di sovraccaricarmi e limitare il rischio di qualche dolore- ho portato con me
anche uno zaino più piccolo. Ogni sera decidevo cosa ci sarebbe servito per il giorno successivo, e cosi
mentre viaggiavamo per quelle sette, otto ore col minimo indispensabile, spedivo lo zaino grande alla tappa
successiva. È un servizio efficientissimo, che al costo di 3€ fa sì che giunto a destinazione trovassi ad
attendermi in reception il mio zaino con dentro tutto le nostre cose.
La Galizia è bellissima, quasi un pezzo d’Irlanda trapiantato in Spagna, ma il clima è molto mutevole. Quindi
questo è un aspetto da considerare seriamente sia nella scelta del periodo che nella scelta
dell’abbigliamento. Io oltre alle varie termiche avevo un enorme poncho che copriva anche lo zaino. Per
mia figlia, oltre alla copertura antipioggia per il suo passeggino da trekking (farlo con uno normale è
impensabile) avevo previsto qualche cambio in più perché viste le tante ore passate seduta, avrebbe
sicuramente vissuto il freddo in una maniera differente dalla mia; e sottolineo “differente”: non peggiore, e

non migliore.

In quei giorni si attraversano posti splendidi. Prati, pascoli; villaggi di pastori e boschi di
eucalipto. Spesso capita di doversi fermare perché si incrociano mandrie di mucche che attraversano il
Cammino. Il cibo si trova ovunque, non esistono tratti più lunghi di quattro o cinque chilometri che non
attraversino un paese. E dove non ci sono paesi, non è raro trovare nel bosco persone che improvvisano
banchetti con frutta e panini con la tortilla, dove si può prendere del cibo lasciando solo offerte a donativo.
D'altronde trovare ceste con oggetti di qualsiasi tipo (dai kway agli scarponi, dalle bacchette da trekking alle
magliette) accompagnati dalla scritta “lascia quello che puoi, prendi quello che ti serve” è una cosa molto
comune sul Cammino di Santiago.
Il viaggio è stato bellissimo. Nonostante la pioggia ed il fango che ci hanno accompagnato i primi giorni, e gli
imprevisti che ovviamente abbiamo avuto (tipo trovarsi di fronte una scalinata, oppure bucare una gomma
del passeggino) non c’è stato un solo momento in cui mia figlia si sia lamentata. Era lei a decidere i tempi,
ed era sempre lei a decidere quando camminare e quando stare sul passeggino. In tutti i posti in cui ci
siamo fermati, che fosse per una breve sosta durante il giorno oppure per passarci la notte, non c’è stata
una sola volta in cui non abbia avuto un occhio di riguardo. Dal biscotto al braccialetto, dalla caramella alla
conchiglia, ha sempre ricevuto qualche attenzione sincera che ha contribuito a rendere anche il suo
Cammino una bellissima avventura.
Arrivare insieme a Santiago, considerando anche il mio trascorso dei mesi precedenti, è stato di
un’emozione che non saprei descrivere. Le persone che ho conosciuto e con le quali fin dal primo giorno ci
si ritrovava ogni sera a cenare insieme sono state un valore aggiunto a questa bellissima esperienza.
Si può portare un bambino a fare il Cammino di Santiago?

Io non vi dico sì, e non vi dico no. Racconto solo la mia esperienza.
Voi se volete provateci, e vivrete una delle avventure più belle della vostra vita.

By |2020-04-24T08:34:22+02:0024 Aprile, 2020|Blog, viaggi|0 Commenti

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