Ragu in famiglia – Cucinare con i figli con Tumanji

Il 27 marzo è la giornata internazionale del teatro e non possiamo che omaggiarla, preparando un grande
classico italiano: il ragù, amatissimo da tutti, adulti e bambini.

Eduardo De Filippo, nelle sue opere, esalta il cibo, fino a farlo diventare parte integrante delle sue
scenografie; dedica moltissime scene al pranzo, ed i suoi stessi personaggi si ritrovano spesso a dare
spiegazioni sulla preparazione delle pietanze.
Il cibo è come la vita, segue un ciclo biologico e serve a scandire le varie fasi della giornata, con la colazione,
il pranzo, la cena e la pausa per un caffè. In particolare Eduardo amava il ragù, dalla preparazione del
soffritto di cipolla, fino all’ascolto del bollore del sugo. Una poesia!
Mamme e papà…SUA MAESTA’ IL RAGU’.

RAGU’ IN FAMIGLIA (dai 7 anni in su)
Per 4 persone

550 GR DI MUSCOLO DI MANZO TRITATO GROSSOLANAMENTE A PEZZETTINI MOLTO PICCOLI
1 CIPOLLA E MEZZA
1 LT (ma anche qualcosina in più) PASSATA DI POMODORO
UN DITO DI VINO ROSSO (considerato che sarà mangiato anche dai bimbi, si può evitare)
SALE
PEPE
PARMIGIANO
BASILICO

Questa preparazione metterà alla prova i nostri cuccioli.
Ci saranno molte difficoltà…prima fra tutte l’incontro con “lei”. A 7 anni, se vorranno diventare dei veri
cuochi, devono essere abbastanza grandi per affrontare le lacrime e il rossore degli occhi provocato dalla
cipolla. Per tritarla ci penseremo noi adulti ma poi, inevitabilmente, dovranno toccarla per metterla nella
pentola per il soffritto. E’ importante che lo facciano loro, anche se puzza, anche se poi ad odorarsi le mani
viene da storcere il naso.
Una volta che avremo creato il soffritto (con poco olio, facciamo schiarire la cipolla senza arrivare a
bruciarla) leviamo dal fuoco la pentola solo per un attimo e la poggiamo sul tavolo.
I bimbi sono abbastanza grandi da sapere che la pentola è bollente e non va toccata, ma ripeterlo non
guasta. Dopo aver tritato la carne (lo faremo noi adulti), mettiamo a quattro mani il trito nelle pentola
(vedrete la faccia dei vostri piccoli quando sentiranno la consistenza della “poltiglia” di carne!) e di corsa di
nuovo sul fuoco per cuocere e far amalgamare con la cipolla il tutto. Giriamo di tanto in tanto perché la
carne deve scurirsi ma non bruciarsi.

E poi, nel frattempo, guardiamo le mani di chi sta preparando il più buono ragù del mondo: sporche, con un
odore forte e ancora con pezzettini di carne attaccata. Se vedete questo vuol dire che state facendo un
ottimo lavoro. Come dico sempre: in cucina ci si sporcano le mani. Ma ora, a lavarsele!
Quando la carne ha preso colore versiamo la passata (facciamolo noi) e giriamo ancora e copriamo.
A questo punto si aspettano 5 ore. Sì, avete capito bene…5 ore! Cosa fare tutto questo tempo?
Beh…prendetevi del tempo per giocare con i vostri bambini, e ogni tanto tornate a girare il sugo.
Questa ricetta metterà alla prova voi e i vostri figli, perché è necessaria tanta pazienza e voglia di aspettare;
come dei veri chef insegnate loro che quando si cucina non bisogna andare di fretta, che il gusto di
aspettare la cottura fa parte dei momenti salienti di chi si cimenta in cucina. E dopo di questo, potremmo
impegnare il restante del tempo guardando un bel cartone animato.
Quando siamo prossimi alla fine della cottura andiamo in cucina e come si aspetta il Natale e la neve che
cade, mettiamoci seduti vicini (ma non troppo) ai fornelli e ascoltiamo il momento più importante nella
preparazione del ragù. Il sugo comincerà a PEPPIARE.
Ah…come spiegare questa magia ad un bimbo? Non è traducibile in italiano. Ma provateci! Ci sono tante
piccole bolle d’aria che dal fondo della pentola salgono in superficie. PLOP, PLOP, PLOP.
Questo suono sta ad indicare che ci siamo quasi! Tra poco assaporeremo il buonissimo ragù che abbiamo
preparato insieme ed intanto, già in tutta casa non c’è altro odore più profumato di questo.
Una volta terminata la cottura mettete tutta la pasta che avete sul tavolo perché la decisione spetta al più
piccolo di casa: di cosa avrà voglia? Ziti, penne lisce o rigate, o pappardelle?
E poi il momento magico arriva. Il pranzo.

Un incantesimo ineguagliabile.

Perché intorno alla tavola c’è “l’incontro, il confronto e lo scontro in famiglia, il momento in cui tutti i
membri si ritrovano e si riuniscono e affrontano i loro disagi, i loro contrasti, i loro rancori”. E. De Filippo

 

 
By |2020-03-25T19:21:29+01:0025 Marzo, 2020|Blog, cucina|0 Commenti

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