Sarò o Non sarò un buon Padre? Questo è il dilemma… – Di Alessandro Battaglia

Non era una mattina come le altre, era l’inizio di un nuovo anno e di una nuova avventura, sapete tutti che la notte del 31 dicembre è usanza esprimere buoni propositi del nuovo anno e tra i miei nella mia mente c’era l’idea di diventare padre, ma non mi sarei mai immaginato che questo proposito sarebbe accaduto da lì a poche ore.
La mattina del 1 gennaio avevo delle sensazioni strane; diciamo che sentivo una forte positività dentro di me, vedevo mia moglie più radiosa del solito, le ho chiesto se era tutto ok come ogni giorno e lei mi ha detto che c’era un ritardo, allora abbiamo fatto l’unica cosa che andava fatta; andai a prendere un test e la sera del 1 gennaio abbiamo scoperto che aspettavamo un figlio, d’istinto le nostre emozioni sono state contrastanti: non c’era quell’impatto emotivo di felicità o di paura che una si immagina di avere, ma più una sensazione del tipo “eh adesso che facciamo”.

Dal quel momento abbiamo iniziato a prepararci, abbiamo iniziamo ad informarci su come procedere su quali erano le prime cose da fare, da lì a pochi giorni arriva la prima visita e ricordo bene l’ansia che avevo quella mattina perché non avevo idea di quello che avrei provato o visto, entriamo in sala, la ginecologa inizia a preparare l’ecografo e inizia la visita ad un certo punto esclama “vedete quel piccolo embrione quello è vostro figlio” a quel punto guardo lo schermo, guardo mia moglie poi di nuovo lo schermo e inizia a salirmi una gioia inspiegabile e in quell’esatto momento che ho capito che sarei diventato papà.
Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di emozioni, progetti e di fasi, la prima fase è stata comunicare la lieta notizia alle persone care, la seconda la scoperta del sesso, la terza quella degli acquisti: iniziamo a girare tutti i negozi della zona per comprare cose più o meno a caso cercando di seguire una linea guida che hai ricevuto dagli insegnamenti delle altre persone o semplicemente dai siti d’informazione sui bebè.

Ricordo bene la quantità esagerata di vestiti, coperte, giochi, ecc.. presi per essere pronti all’evento.

Poi arriva la quarta fase quella conclusiva: l’attesa della nascita; quando mi chiedevano se avevo paura del parto io rispondevo di no, io ho molto più paura del futuro, vorrei essere un buon padre ogni giorno vorrei insegnargli cos’è il bene e cos’è il male, cos’è l’amore e l’odio, cos’è la felicità e l’infelicità, la gioia e il dolore, perché questa vita è entrambe le facce di una medaglia ed è giusto che sappia distinguerle.

La sera prima dell’ultimo giorno possibile di gestazione a mia moglie iniziano le contrazioni, corriamo in ospedale e ovviamente ci fanno capire che la piccola si farà attendere, mi rimandano a casa dopo tre ore di cui una di sonno mi dicono di tornare perché le contrazioni erano diventate più regolari, il problema che però erano troppo distanti tra di loro quindi l’attesa sarà ancora lunga dopo circa 26 ore tra alti e bassi inizia il parto, io seduto al fianco di mia moglie cerco di aiutarla più possibile, vedevo lei molto sofferente, io in quel momento sentivo la mia totale incapacità di poter fare qualcosa di più di quanto stessi già facendo per farla star meglio, ad un certo punto il tempo intorno a me si ferma.

Vedo arrivare un team di 10 persone in panico su come procedere perché la bambina era andata in bradicardia, decidono di fare un cesareo d’urgenza, viene trasportata di corsa in chirurgia, in giro di due minuti io rimango seduto da solo in ansia su uno sgabello che mi aveva accompagnato per tutta la giornata.
Ad un certo punto mi chiamano “venga sua figlia è nata”, corro e vedo una bambina piccolissima che sta piangendo, chiedo se mia moglie sta bene e mi rispondono di sì, a quel punto tutta l’adrenalina che avevo addosso scende e scoppio in un pianto di felicità nel vedere quella piccola tra le mia braccia.

Oggi a distanza di 4 mesi dalla nascita posso dire che la gravidanza è una piccola avventura che va vissuta fino alla fine nel bene e nel male, quando vedo quei piccoli occhi che incrociano i miei il mio cuore si riempie di gioia come il primo giorno che ho incrociato il suo sguardo.
Noi padri spesso veniamo sottovalutati nel percorso della gravidanza e nella vita del bambino ma posso garantire che il dolore e la sofferenza che proviamo nel nostro piccolo è molto forte sopratutto perché vorremmo fare qualunque cosa sia possibile per il bene della persona che abbiamo al fianco e per il figlio che sta per nascere.

Di Alessandro Battaglia

By |2020-02-16T13:33:55+01:0017 Febbraio, 2020|Blog, storie di papà|3 Comments

3 Comments

  1. Ambra Grimaldi 18 Febbraio, 2020 al 8:06 pm - Rispondi

    Bellissimo racconto e spero di diventare un piccolo punto di riferimento per la vostra piccola ti voglio bene

  2. fabio soave 21 Febbraio, 2020 al 4:33 pm - Rispondi

    le nostre piccole si passano circa un mese di differenza, da quello che leggo…ma le sensazioni, la paura e la speranza di essere all’altezza del “ruolo” le stesse! buona vita a voi

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