Ma io ho veramente paura che vi lasciate – Di Giulio Baldi

“Ma io ho veramente paura che vi lasciate”.
Questo mi ha detto il piccolo Azazel, ovvero Jacopo, mio figlio di sei anni, alle 7:10 del
mattino. Faceva ciondolare il piede da uno sgabello alto come lui, aveva in bocca un panino
con il prosciutto cotto ( gli piace la colazione salata ) che rimaneva per lo più affacciato alla
finestra da “loft” che si ritrova nell’arcata inferiore da quando gli sono caduti due denti.
Ha detto questo, coinvolto e noncurante nello stesso tempo, lasciandomi per un attimo il
dubbio/speranza che la caldaia non funzionasse più , si fosse rotta, o che forse avevo
l’influenza.
Invece erano brividi veri e propri, isolati, idiopatici.
Se me l’avesse detto e io, per congiuntura, avessi realmente avuto la più remota e titubante
delle intenzioni di porre fine alla storia con la mia compagna, probabilmente avrei
istantaneamente e conservativamente rinnegato quell’abbozzo di progetto.
Ma paura perché ? Paura si ha dei mostri. Paura si ha di un brutto film, di un’immagine. Avrei
voluto non sentirmi cosi curioso da cercare di capire perchè “paura”.
Forse perché avvertiva che, in quel caso, sarebbe stato inevitabilmente chiamato in causa a
costruire in anticipo un tribunale interiore di “probi viri” che, immancabilmente, si strutterera’
nel corso della vita di ognuno di noi, con l’alternanza di giurie benevole e non. Quel tribunale
dove si stabiliscono i rapporti tra contrari , dove bisogna scegliere da che parte stare e chi è
nemico giurato o chi è incriticabile alleato.
Troppo teorico. Mi piacerebbe, così astratto, per carità! Ma “mentirsi” e “scrivere menzogne” è
del tutto diverso.
Oppure aveva cosi precocemente (e questo devo dire che ancora mi fa l’effetto di un guasto
alla caldaia e brividi conseguenti ) la stessa paura di Massimo Ranieri quando vinceva
Sanremo nell’88’ : perdere l’amore.
O ancora: forse aveva paura di dover rinunciare alla, fino ad allora, ineludibile gratuità
dell’amore di entrambi i genitori, di dover essere uno specchio involontario del fallimento di
una relazione anziché la la massima espressione della libertà di pretendere di essere amati
quando si è messi al mondo.
O, in ultima analisi, con buona pace di quello che ho imparato per esercitare come psichiatra e
psicoterapeuta, con buona pace di quelli che pensano che ci sia un modo “giusto” di fare le
cose e persino con buona pace dei miei nebulosi tentativi di interpretare ciò che era già chiaro,
aveva paura che il futuro potesse riservargli la stessa sensazione che aveva provato la sera
prima quando il tono della voce mio e di sua madre l’aveva svegliato con lo stesso effetto di
quella caduta dal letto di 4 anni prima.
Allora, quando di prima mattina mio figlio mi ha detto “ Ma io ho veramente paura che vi
lasciate”, in un silenzio che speravo dignitoso, l’ho guardato; poi l’ho stretto forte, ma non così
forte da soffocarlo, con il massimo dell’attenzione nel dosarmi. E in quello stesso momento ho
pensato, altrettanto fortemente, che saremo stati sempre insieme. Senza preoccuparmi delle
evenienze e delle eventualità , senza l’obbligo di essere realista, ma con la certezza di volergli
comunicare quella certezza. E una delle poche certezze che in quel momento ho ottenuto per
me stesso, è che l’abbia capito. E proprio per questo, come fanno i figli, mi ha stretto forte
senza doversi dosare, sicuro di non soffocarmi.
Sono stato contento e orgoglioso del coraggio di mio figlio. E anche della mia capacità a
sfangarla temporaneamente.
Anche per evitare che, un giorno, come Massimo Ranieri ( e non solo lui) quando “perde
l’amore”, possa pensare (o addirittura cantare, magari vincendo il Festival!) lasciami gridare (
e fin qui andrebbe bene)/Rinnegare il cielo/Prendere a sassate ( per carità )/tutti i sogni ancora
in volo/li farò cadere ad uno ad uno/spezzerò le ali del destino/e ti avrò vicino
Ecco, in quel momento, di mattina, davanti a mio figlio, pensando a sassate e ali spezzate che
diventano necessarie per garantirsi la vicinanza con qualcuno che si ama , proprio in quel

momento, ho scoperto che IO ho veramente paura che ci si lasci, che ci si perda. E ho
scoperto con gioia che mio figlio, quella mattina, era ancora libero a tal punto da confessarmi
quella paura che abbiamo tutti e che, talvolta, richiede di chiamare alla memoria un tempo in
cui non avevamo paura a confessarla. Magari così potremmo lasciare a qualcuno, persino a
noi stessi, la sicurezza di esserci sempre.
E magari al posto di perdere l’amore, con tutto il rispetto, pur sempre sanremesi, canteremo ai
nostri figli, come un “memento” la canzone che Leali e la Oxa hanno proposto, vincenti, solo
un anno dopo, nell’89’:

E lascerò ai tuoi sorrisi
La voglia di scoppiare
Ed il tuo orgoglio
Lo lascerò sfogare
Ti lascerò credere
Ti lascerò scegliere

—-

Scritto da Giulio Baldi

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By |2020-01-16T14:47:17+01:009 Dicembre, 2019|Blog, storie di papà|0 Commenti

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