Bruciare le tappe – Di Twins and love

Ho dovuto bruciare le tappe.
Non per una questione di età, o per un figlio piombato dal cielo senza preavviso.
Ho dovuto bruciare le tappe perché quando, da un giorno all’altro, ti ritrovi di fronte a 2
pargoli di 2,5kg scarsi con stesse esigenze, stessi orari, stessi languorini, stesse abitudini,
non hai tempo per imparare, metabolizzare, realizzare e pensare.
Non c’è libro, articolo, blog, consiglio di un amico o di un genitore che ti possa aiutare.
Ci sei tu e c’è lei, in un buco spazio temporale, in una camera ovattata quasi isolata dal
mondo esterno.
Non c’è più giorno e non c’è più notte, tutto si sovrappone e si scompone.
Non ci sono più orari, non ci sono più le vecchie abitudini.
Non dormi, perché ogni 2/3 ore richiedono il rancio.
Non guardi la TV perché negli unici momenti di tranquillità, pochi, provi a sistemare quello
che inevitabilmente lasci indietro, provi a riposare, a chiudere gli occhi, ma la maggior
parte delle volte non riesci a chiuderli quegli occhi.
Le prime 3 settimane le ho trascorse così, perdendo quasi 10kg, divorato dal mio essere
apprensivo, dormendo a rate 2/3 ore al giorno, imparando sul campo di battaglia cosa
volesse dire essere padre di due gemelli,  tra 16/18/20 cambi di pannolino al giorno
(equamente distribuiti), 16/18/20 microbiberon al giorno microdosati e poi lavati e poi
disinfettati e poi ri-microdosati e immagazzinati nel frigorifero.
Un lavoro accaventiquattro. Uno tsunami che polverizza tutto.
Una vita di riscrivere.
L’ho imparato subito, senza tempo per imparare.
L’ho imparato con un’infermiera che mentre esegui il tuo primo cambio ti pungola per far si
che ti sbrighi, perché lei deve entrare.
E in ospedale c’è un caldo infernale, e tu patisci tremendamente il caldo, e tra le braccia
hai uno scricciolo di pochi chilogrammi, e cerchi di stare attento che l’acqua non scotti, e
c’è la posizione che il giorno prima l’ostetrica ti ha mostrato, e c’è il sudore che scende
dalla fronte, e tua moglie è sul letto con l’altro scricciolo di pochi chilogrammi, e allora te la
devi cavare da solo, e anche velocemente.
L’ho imparato con una dottoressa che ti comunica che per Edoardo, nato 2 giorni prima, è
stato programmato un consulto con il neuropsichiatra infantile, un’ecografia cerebrale e
“Non dica niente a sua moglie così non si preoccupa…”, e tu non capisci, e sbianchi, e lo
sai perchè ti chiede se ti vuoi sedere e ti chiede se desideri un bicchiere d’acqua, e tu non
lo vuoi perché quelle due parole, ecografia cerebrale, risultano troppo lontane dalla tua
realtà di neo-padre.
L’ho imparato giorno dopo giorno. La quotidianità.
E quindi bruci le tappe delle notizie che ti tagliano le gambe, delle mansioni che da quel
momento in poi dovrai eseguire quotidianamente enne volte, delle notti che non finiscono
mai, dei pianti notturni, immancabilmente alternati, della doccia a turno.
Perchè sono due.
Edoardo ed Alessandro hanno 2 anni e qualche mese (non ho mai contato i mesi come
stagionature di formaggi…).
Sono cresciuti meravigliosamente.
Assieme a loro sono cresciuto anch’io, cercando di cavarmela quando ero e sono solo con
loro, cercando di ammaestrare i momenti di rabbia, provando a far maturare la pazienza (e
di pazienza ne serve parecchia…), rivoluzionando le priorità, continuando ad amare
follemente la loro madre, nonostante periodi duri attraversati e superati, e i periodi duri che
sicuramente arriveranno.
Sono cresciuto mettendo in gioco tutto, cambiando, mettendo da parte per un po’ gli
hobby, diventando uomo, finalmente, a 40 anni.
Per loro, ma anche un po’ per me.
Perché non voglio essere per loro ciò mio padre è stato per me.

Perché voglio crescerli, essere presente, vederli diventare grandi, giocare con loro,
accompagnarli a scuola, in discoteca, alla partita, partecipare a recite pallose e saggi
interminabili, diventare un esempio per loro, un qualcosa di cui possano un giorno essere
orgogliosi.
Perché quando sarà ora, di fronte ad un paio di birre, gli racconterò delle notti insonni, dei
chilometri macinati in sala per addormentarli, delle prime paroline, dei primi bagnetti al
mare, e quelle birre me le pagheranno loro a mo’; di cauzione…
Perché di fianco ho una donna meravigliosa che desidera ciò che desidero io.
Perché voglio essere padre, a 360 gradi, e so che sarà bellissimo.
Perché è solo l’;inizio.
E pazienza per le notti insonni…

By |2020-01-16T14:47:27+00:002 Dicembre, 2019|Blog, storie di papà|0 Commenti

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