Il contrassegno dei disabili – Di Diario di un padre fortunato

Quello con l’immagine della carrozzina (il classico simbolo grafico della disabilità), che si espone sul veicolo e da la possibilità di usufruire di agevolazioni inerenti il traffico e la sosta, se si ha avuto la sfiga di vederselo consegnare. Avete presente? Bene, informiamoci su quello.Innanzi tutto parliamo di validità: il contrassegno è valido in tutti gli stati dell’unione europea, fino alla sua naturale scadenza, alla quale non possono essere applicate deroghe di nessun tipo e per nessun motivo. La scadenza è prevista sia per i tagliandi provvisori (infortuni che procurano un’invalidità temporanea) che per quelli definitivi. Per questi ultimi il termine è fissato in 5 anni. Quindi, anche se siete, per dire, “tra i peggio messi in Europa”, occhio alla scadenza perché non saranno fatti favori. Anche se io lo vorrei proprio vedere in faccia il vigile che multerebbe un disabile (o chi per lui) perché ha il tesserino scaduto da una settimana. Soprattutto nel caso in cui la disabilità fosse palese.

Per quanto riguardala la circolazione, il tesserino permette di “bullarsela” in auto nelle zone ZTL facendo le linguacce ai normodotati che sono costretti a passeggiare mano nella mano con la fidanzata fino al centro, cercando di evitare tutte le vetrine che li separano dalla meta. Inoltre è possibile accedere alle zone pedonali, ma non sempre. Solo quando è autorizzato l’accesso anche a una sola categoria di veicoli adibiti a servizi di trasporto e pubblica utilità. In parole povere: se possono i bus o quelli della nettezza urbana, può anche il disabile. Penne in piazza con il Doblò davanti agli sbirri e gli sbirri muti.
Nel frattempo il normodotato a cui si è fatto la linguaccia accedendo alla zona ZTL è rimasto bloccato in un dedalo di profumerie, negozi di intimo e gioiellerie. Quindi niente coda in gelateria. Sperando sia accessibile. Inoltre non dimenticatevi di approfittare delle corsie preferenziali, si può. Targhe alterne, blocchi o limitazioni della circolazione non sono un problema.

Una piccola precisazione riguardo gli accessi barbini nelle zone ztl: non tutti i comuni hanno lo stesso sistema di rilevazione. In alcuni casi basterà esporre la nostra plastificata “chiave della città”, mentre in altri bisognerà comunicare preventivamente il numero di targa della vettura che esporrà il contrassegno per evitare di ricevere una sanzione “impropria”. Quando non siete nella vostra città, informatevi prima e comunicate con gli uffici competenti. Sperando siano davvero competenti.

Passiamo ora ai parcheggi. Chi può esporre il contrassegno ha infatti il diritto di sostare gratuitamente in uno degli stalli gialli presenti per legge in ogni parcheggio pubblico, a patto di non trovarlo già occupato da un simpatico figlio di sua madre “che tanto ci mette due minuti”. Questi stalli devono essere il più vicino possibile all’ingresso dell’edificio o struttura che si serve della zona di sosta per autovetture. Nel caso in cui gli stalli riservati ai disabili fossero occupati – con titolo – si può parcheggiare gratuitamente su quelli blu. C’è però da fare una precisazione. Il diritto di parcheggiare sulle strisce blu gratuitamente in caso di stallo giallo occupato, deve essere riportato dalla segnaletica. NON è UNA REGOLA. Il comune, o l’ente privato, che gestisce il parcheggio pubblico, può liberamente decidere di avere la mamma meretrice e la sorella sostituta (che sostituisce mamma quando non può) e non esentare dal pagamento il disabile che fosse costretto a mettere la vettura sulle strisce blu. Come succede in alcune zone di Pavia, per esempio. Quindi, anche in questo caso, occhio. Ah, prima che mi dimentico: il contrassegno vale come disco orario infinito. Nessuna limitazione. Che culo eh!

Questo è quel che si può fare. Ma cosa NON si può fare invece?
In sostanza il tesserino non permette di bypassare le principali regole dettate dalla logica (oltre che dalla legge ovviamente), quindi: divieti di sosta, di fermata, di transito o parcheggio in seconda fila, sui marciapiedi o in mezzo alle rotonde, spazi riservati alle forze pubbliche o ai mezzi di soccorso sono cose sulle quali il tesserino non ha alcun potere. Se vedete che c’è scritto che nel tal posto vi si portano via la macchina… vi si portano via la macchina pure se c’avete il tesserino. Se nella ztl o nell’area pedonale non è consentito l’accesso ad almeno un mezzo di trasporto o di pubblica utilità, niente penne con il Doblò davanti agli sbirri. Perché in quel caso non stanno muti e c’hanno pure ragione.
E poi c’è la storia degli stalli gialli personalizzati. Perché in particolari condizioni si può chiedere ed ottenere un bel parcheggio sotto casa e il proprio numero di contrassegno in bella vista sulla segnaletica del medesimo. Nel caso in cui ne incontraste uno, non parcheggiate che vi si portano via la macchina pure in quel caso. Non tutte le città, comunque, li rilascio. Vigevano, dove abito io, no lo fa.

Chiosando: l’utilizzo del tesserino è consentito solo con l’intestatario a bordo o per necessità inerenti la mobilità dello stesso. Quindi potete portargli un ausilio, ma non potete andargli a comprare le medicine, tipo. Potete andare a prenderlo, ma non potete andare a prendergli il berretto che avete dimenticato al bar nemmeno se il freddo fa a pugni con la sua condizione.

Anzi no, ho ancora qualcosa da dire. Sarò breve. Chi abusa del tesserino è uno stronzo. Alla pari, se non di più, di chi abusa di spazi che non gli competono. Se vi beccano ve lo tolgono e a rimetterci è l’intestatario. Se l’intestatario siete voi, siete pirla due volte. Se l’intestatario è vostro figlio, quanto siete pirla non è quantificabile.

By |2020-01-16T14:44:54+00:0023 Dicembre, 2019|Blog, storie di papà|0 Commenti

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