Storie maschie corrette al latte

Bar Papà – Estratto da La storia di Eduardo

Il figlio più grande gioca da solo tra i tavoli, la piccola è nel suo passeggino e dorme beata.

“Che ci fai da queste parti?”
“Cerco una palestra per allenarmi”
“Karate?”
Provo a dire la prima arte marziale che mi viene in mente.

“No, brasilian Jujitzu”

“Ah…”
Deve essere abbastanza chiaro dalla mia espressione che non ho la più pallida idea di cosa sia il Brasilian Jujitzu.

“E’ un’arte marziale, principalmente di difesa personale. In brasile è molto seguita”

“Ecco, ora è un po’ più chiaro.”
“In Brasile non è facile essere un bambino. Neanche un adulto, ovviamente, ma per un bambino ci sono mille pericoli. E in questo lo sport da una mano. Tante associazioni sono nate in questi anni per togliere i bambini dalla strada e insegnargli un modo di vivere, un altro modo di vedere le cose. Prima c’era solo la capoeira, una sorta di ballo e lotta tipica delle mie parti. Ti davano un sussidio per andare avanti, ma se sbagliavi ti cacciavano senza remore. Anche io ho iniziato così. Mi hanno dato la possibilità di studiare e di togliermi da un giro che poteva diventare molto pericoloso.”

“Ma eri da solo?”

Fa una pausa per bere e prendere il coraggio per ricordare.

Non è facile riaprire dei file, soprattutto con uno sconosciuto, per parlare di un tempo che sembra lontano ma che è costantemente presente vicino alle nostre orecchie.

“Siamo sei fratelli, cinque maschi e una femmina. In Brasile le donne diventano mamme molto presto. Non sempre per volontà loro, diciamo così. E molte volte restano da sole perchè quello che dovrebbe essere il padre, scappa via lasciandola così. Altre volte invece i padri vanno dall’altra parte e non tornano più.”
Vorrei chiedere dove sia l’altra parte, ma credo di aver capito e non voglio insistere.

“Anche il mio è andato dall’altra parte. Quindi ci siamo trovati da soli. Abitavamo ad un paio di kilometri dal mare. A 7 anni vendevo oggetti in spiaggia per fare qualche soldo per mangiare. Mia mamma mi disse che ero bravo e che senza di me non ce l’avrebbe fatta. Io mi dicevo che non avrei mai voluto far mancare niente ai miei figli, dargli la possibilità di vivere una vita normale, senza dover faticare per ogni pezzo di pane.”

Le parole corrono veloci, anche se non in perfetto italiano, ma il senso è chiaro e netto. Ogni singola lettera è intrisa di forza e di tristezza, come un tatuaggio inciso sulla pelle.

“Un giorno un amico dell’esercito brasiliano mi ha detto <sai che sei forte? Perchè non vieni con me a provare il jujitzu?>. Me lo ricorderò per tutta la vita, sono entrato e c’erano tutti uomini enormi che lottavano e sudavano e puzzavano. Il maestro mi dice <che vuoi tu?> e io <lottare!> <vatti a cambiare, mettiti questo> e mi ha dato questo kimono che indosso ora. Era tutto sporco di sangue vecchio, di strappi e di pugni. Ma è divantata la mia seconda pelle. Mi hanno finalizzato in dieci secondi.”

“Che vuol dire finalizzato?”
“Che mi sono arreso perchè mi stavano strangolando”
Ride e batte la mano sul banco, tanto da far tremare la spillatrice di birra e tutti i bicchieri sugli scaffali. Ma quella risata è talmente contagiosa da far ridere anche me.

“Da quel giorno non ho più smesso. Ho continuato a lavorare e ad allenarmi, poi sono partito. Ho girato l’europa lavorando e combattendo, fino a che non ho trovato un posto fisso qui in Italia. Ho incontrato una donna ed è nato Andre Pascaru. Ma le cose non andavano troppo bene con lei.

Ho conosciuto un’altra donna ed è nata Nicole Sacramento.

Ora sto bene, sono felice e finalmente ho la mia famiglia. Non saprei immaginarmi senza, come se andassi in giro senza kimono”

By |2018-12-09T08:31:24+00:00dicembre 9th, 2018|Blog|0 Commenti

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